Tema: Vi farò abitare in questo luogo
Canto iniziale: Apice ed essenza
Ger 7,1-12
Questa parola fu rivolta dal Signore a Geremia: «Férmati alla porta del tempio del Signore e là pronuncia questo discorso: Ascoltate la parola del Signore, voi tutti di Giuda che varcate queste porte per prostrarvi al Signore. Così dice il Signore degli eserciti, Dio d’Israele: Rendete buone la vostra condotta e le vostre azioni, e io vi farò abitare in questo luogo. Non confidate in parole menzognere ripetendo: “Questo è il tempio del Signore, il tempio del Signore, il tempio del Signore!”. Se davvero renderete buone la vostra condotta e le vostre azioni, se praticherete la giustizia gli uni verso gli altri, se non opprimerete lo straniero, l’orfano e la vedova, se non spargerete sangue innocente in questo luogo e se non seguirete per vostra disgrazia dèi stranieri, io vi farò abitare in questo luogo, nella terra che diedi ai vostri padri da sempre e per sempre. Ma voi confidate in parole false, che non giovano: rubare, uccidere, commettere adulterio, giurare il falso, bruciare incenso a Baal, seguire altri dèi che non conoscevate. Poi venite e vi presentate davanti a me in questo tempio, sul quale è invocato il mio nome, e dite: “Siamo salvi!”, e poi continuate a compiere tutti questi abomini. Forse per voi è un covo di ladri questo tempio sul quale è invocato il mio nome? Anch’io però vedo tutto questo! Oracolo del Signore. Andate, dunque, nella mia dimora di Silo, dove avevo da principio posto il mio nome; considerate che cosa io ne ho fatto a causa della malvagità d’Israele, mio popolo.
Commento
Per comprendere il brano è importante sapere che vi era una tradizione in base alla quale il fedele che si recava al tempio era tenuto a fermarsi davanti alle porte e fare una professione di innocenza.
Geremia si ferma davanti alle porte del tempio, ma non fa una professione di innocenza, bensì pronuncia un oracolo di distruzione, per il quale può essere accusato di lesa maestà e quindi condannato. Si tratta dunque di un brano fondamentale per la vita del profeta. Le parole di Geremia denunciano la contraddizione di quanti fanno professione di innocenza, ma nella vita di ogni giorno disattendono i comandamenti mosaici e quindi non sono testimoni dell’amore di Dio.
In questo modo Geremia ribadisce che l’appartenenza al popolo non è legata alla discendenza o alla tradizione, ma alle relazioni che si costruiscono con gli altri.
Per quanto le parole di Dio appaiano dure, esse non sono né rigide né definitive, perché sempre il Signore ha a cuore la conversione del popolo e non il suo castigo. Tuttavia è nelle mani dell’uomo la condizione per cui questa profezia di distruzione si realizzi: se l’uomo si converte, il Signore è pronto a gioirne e a revocare la distruzione promessa. Tutto dipende dalla disponibilità dell’uomo a convertirsi. Di fronte alla parole del profeta però il popolo non si converte e per buona parte viene deportato. Il resto di Israele che non viene deportato commette il grave errore di considerarsi giusto, provocando così la decisione di Dio di abbandonarlo e di trasferirsi a Babilonia.
Le parole di Geremia, che non ammettono replica, hanno anche risvolti attuali e sono un invito a non considerare come scontata o assoluta la presenza di Dio in mezzo a noi. La presenza del Signore è legata al nostro agire giusto, cioè al rispetto del comandamento dell’amore o, detto secondo i sinottici, all’amore verso il prossimo, come mostra Gesù.
Il Signore è libero e non vuole essere ostaggio dell’uomo ed è per questo motivo che non salva chi non vuole cambiare le proprie condotte. La promessa del Signore di far abitare il popolo nella Terra della Promessa significa dare luogo all’identità del popolo che è strettamente legato alla relazione con Dio e comporta la fiducia reciproca. Se il Signore non può abitare con il popolo, la sua identità si smarrisce e l’effetto che ai produce è quello dello spaesamento.
Il Signore demolisce le case che non possono essere più abitate e ne costruisce delle altre. All’uomo spetta coltivare l’amore fraterno e quello filiale che costituiscono la casa in cui il Signore dimora.